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“Allora tu vorresti far credere agli altri che te ne stai sempre qui in cima in silenzio,
a guardare il mare e l’orizzonte infinito,
in contemplazione di non si sa bene cosa,
cercando di neppure pensare,
ma ti pare possibile sostenere una tale castroneria?”
“Veramente io volevo dire tutt’altro,
sei tu che non hai capito un bel nulla.”
“Esiste, infatti, l’essere” - “Estì gar einai” - per me non può significare altro se non impraticabile pienezza fisica. E com’è per me, anche per Parmenide che l’ha per primo definito, quello è il paradosso che governa la realtà. Che poi è pressappoco ciò che con lo spaziotempo ricurvo molti secoli dopo ha teorizzato Einstein.
Vedi, se la velocità della luce viaggiando in linea retta riporta nel medesimo luogo da cui si è partiti, però molto più giovani rispetto agli altri che sono rimasti al punto di partenza terrestre, allora è ancor meglio contemplare se stessi interrompendo qualsiasi attività fisica, persino quella di pensare; di far viaggiare impulsi elettrici dentro la mente. Se ci ragioni, e se ciò fosse completamente possibile, l’effetto sarebbe il medesimo, anzi ben superiore, giacché in tal caso cesserebbe la caducità dell’esistere, del perdurare nella realtà come dei gran sapientoni assai supponenti riguardo a se stessi.
Tu magari penserai che ormai io stia svirgolando, eppure non è così, e guarda che non sto mica riferendomi a pratiche esoteriche, negromantiche o invece spirituali.
Proprio recentemente ho letto qualcosa a proposito di entanglement quantistico comprovato a livello neuronale. Per cui parrebbe che un impulso nervoso si comporti in modo istantaneo, senza possibile residua cesura esattamente come nel mondo minimo, quello attinente alle particelle elementari. E poi ho letto invece di un neurochirurgo americano, il quale fino a poco prima di un incidente si sentiva perfettamente materialista, ma che essendo in conseguenza di quello caduto in coma profondo con elettroencefalogramma piatto, adesso resuscitato a nuova vita sostiene di avere incontrato gli angeli. Quel tizio potrebbe pure essere un semplice furbone, tuttavia, pur avendo preso lucciole per lanterne - cioè impulsi elementari per angeli del cielo - potrebbe anche essere che lui abbia comunque sperimentato qualcos’altro. Vale a dire che in una condizione di agonia vitale, la massa fisica di cui ciascuno di noi è costituito mantenga dentro di sé unicamente uno stato di decoerenza quantistica, non più indagabile con i macchinari normalmente utilizzati per valutare le funzioni vitali.
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